Loreto, Basilica della Santa Casa, a pochi chilometri da Monte Urano

3 giugno 2013 Da vedere nel circondarioHome  Nessun commento

Loreto è un comune italiano di 12.543 abitanti della provincia di Ancona nelle Marche.
Loreto è famosa per essere la sede della Basilica della Santa Casa, uno dei più importanti e antichi luoghi di pellegrinaggio mariano del mondo cattolico.

La città sorge sulla sommità d’una dolce collina, con un’ampia campagna attorno caratterizzata dalla coltivazione dell’ulivo.
Svetta per altezza e maestosità la sagoma della cupola e del campanile della Basilica sulla cui cima si trova la figura della Madonna. Il panorama che si gode spazia dal mare a Monte Conero, fino all’Appennino umbro-marchigiano.

Fin dai primi secoli dell’era cristiana, la tradizione affermava che a Nazaret si trovasse la piccola dimora della Vergine, dove ella nacque, dove ebbe luogo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele e dove visse con Gesù e Giuseppe nella Sacra Famiglia. Dopo la Risurrezione, gli Apostoli si sarebbero riuniti in questa casa e avrebbero celebrato l’Eucaristia conformemente all’insegnamento di Gesù.

Agli inizi di maggio del 1291, Nazaret e tutta la Palestina erano dominio dei Turchi selgiuchidi. Secondo la tradizione alcuni angeli prelevarono la Santa Casa e la portarono in volo. Il 10 maggio 1291 degli angeli lasciarono la casa a Tersatto, nei pressi della città croata di Fiume; furono dei boscaioli, stupiti, a trovare la piccola dimora. In quel luogo, però, i pellegrini erano spesso preda di ladri e malfattori; così, tre anni e sette mesi dopo, gli angeli ripresero la Santa Casa e con essa si alzarono in volo. Attraversarono l’Adriatico e appena giunti nelle Marche la posarono nei pressi di Ancona, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria Liberatrice di Posatora, il cui nome la tradizione fa derivare proprio da questo evento: posa-et-ora (fermati e prega).

La Santa Casa restò in quel luogo nove mesi; poi gli angeli la sollevarono nuovamente e la posarono nei pressi di Porto Recanati, in località Banderuola. Questa volta furono dei pastori a vedere una luce abbagliante uscire dalle nubi e, dietro la luce, la casa. Il luogo era però troppo vicino al mare e dunque esposto ai pericoli delle incursioni turche; inoltre anche lì cominciavano ad accorrere malfattori per derubare i fedeli che giungevano in pellegrinaggio. Otto mesi più tardi la Casa sarebbe stata nuovamente spostata dagli angeli, questa volta sul Monte Prodo (ove poi nacque la cittadina di Loreto), su un terreno di proprietà dei conti Stefano e Simone Rinaldi di Antici, due fratelli che presto iniziarono a trarre profitto dai continui pellegrinaggi di fedeli al punto da fare una petizione al papa per divenirne proprietari. Di nuovo gli angeli sollevarono in volo la Santa Casa e la posarono, alla fine del 1296, al centro della strada che da Recanati va al suo porto, e dunque in un luogo pubblico, che nessuno avrebbe potuto reclamare e sfruttare. Il luogo scelto si trovava sulla cima di una collina coperta di lauri. Dal termine latino laurus il luogo si chiamò Lauretum, e quindi Loreto.

Il viaggio della casa di Nazaret verso Loreto è detto “traslazione della Santa Casa” e con tale nome è rappresentato nelle opere degli artisti dei secoli passati[5]. Nelle Marche è viva la tradizione di accendere grandi fuochi (i focaracci) nella notte tra il 9 e il 10 dicembre per “rischiarare il cammino alla Santa Casa”; si tratta dei fuochi della notte della Venuta, intendendo per “venuta” l’arrivo della Santa Casa.
Nel 1617, grazie all’iniziativa del frate cappuccino anconitano fra Tommaso, l’usanza si diffuse capillarmente in tutte le Marche[6]. Per questo motivo nel calendario cattolico la festa della Madonna di Loreto cade il 10 dicembre, giorno in cui si celebra anche la giornata delle Marche. Il 12 settembre 1920 ebbe luogo a Loreto la festa per la proclamazione della Madonna di Loreto quale “Patrona degli Aeronauti”, decretata con breve apostolico di papa Benedetto XV del 24 marzo dello stesso anno.

Molteplici analisi scientifiche, frutto di studi iniziati con metodo empirico pochi anni dopo l’evento, e successivamente continuati con metodo galileiano, sembrano attestare l’originalità costruttiva dell’edificio e la verosimile provenienza della Casa dall’oriente e segnatamente dalla regione storica della Palestina, sia in base allo stile architettonico, sia in funzione dei materiali costruttivi, avulsi dal territorio italico (in particolare delle Marche), mentre tipici all’epoca in Terrasanta. Altre evidenze della terra di origine provengono dai dipinti e dai graffiti tuttora visibili che ritraggono santi della chiesa orientale e riportano il passaggio dei pellegrini che sin dall’era di Costantino visitavano la Casa. Inoltre, le dimensioni dell’abitazione coincidono con quelle del “buco” rimasto a Nazaret dove prima si trovava la Casa.

La Piazza della Madonna si apre al termine dell’asse principale del borgo come un vero e proprio spazio monumentale attorno al quale si dispongono i massimi capolavori architettonici di Loreto. È tutta incentrata verso l’imponente mole del Santuario della Santa Casa iniziata nel 1468, terminata solo verso il XVII secolo e completato dal campanile ad opera di Luigi Vanvitelli nel 1755. Vi lavorarono i migliori architetti del tempo: Baccio Pontelli, Bramante, Andrea Sansovino, Giuliano da Sangallo e Antonio da Sangallo il Giovane. La Basilica è in stile gotico-rinascimentale a pianta a croce latina, nata da una antica struttura a tre navate con un’altra che reca al centro una croce greca. La cupola ottagonale fu eretta tra il 1498 e il 1500 da Giuliano da Sangallo. Anche il Bramante partecipò alla realizzazione della facciata, ma non si può vedere l’opera del maestro in quanto fu edificata da Giovanni Boccalini; l’interno è a tre navate separate da colonne quadrate con sopra crociere a costole. Un ricco e sontuoso recinto marmoreo riveste la Santa Casa e fu progettato dal Bramante ma edificato da Sansovino. La Cappella dell’Annunciazione fu decorata con affreschi di Federico Zuccari, le sagrestie di San Marco e di San Giovanni rispettivamente da Melozzo da Forlì e da Luca Signorelli, il soffitto ed il padiglione della sala del Tesoro dal Pomarancio.

Leave a reply